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CYRIL RAMAPHOSA, UN MILIARDARIO A CAPO DEL SUDAFRICA

DOPO LE DIMISSIONI DI ZUMA, TOCCA ORA A RAMAPHOSA GUIDARE IL PAESE. È IL QUINTO PRESIDENTE DEL SUDAFRICA DALLA FINE DELL’APARTHEID L’Africa subsahariana non smette di stupire. Dall’agosto scorso continuano in Togo, senza un attimo di tregua,  le manifestazioni e gli scioperi  contro il regime del presidente  Faure Gnassingbé , a capo dello stato da più di 12 anni dopo i 38 anni di governo del padre. Anche in  Kenya  l’opposizione prosegue la sua lotta per elezioni libere e democratiche e non mancano  proteste di piazza. Ora, il  Sudafrica  ha dato un forte segno di transizione pacifica verso la democrazia e lo stato di diritto.  Jacob Zuma , presidente della seconda economia del continente preceduta dalla sola Nigeria ricca di petrolio, ha annunciato, il 14 febbraio, le proprie dimissioni , ammettendo che era arrivato il momento di ritirarsi per scongiurato il voto di sfiducia programmato in Parlamento. Il suo partit...

RIFIUTI, INCUBO PER L’AFRICA, MA NON PER LA REPUBBLICA DEL CONGO

DA DICEMBRE SCORSO, È IN ATTO LA COSTRUZIONE DI UN BIOCENTRO PER IL TRATTAMENTO DEI FANGHI INDUSTRIALI PREVISTO NEL VILLAGGIO DI TANDOU MBOMA Qualunque società, in qualsiasi epoca, si è dovuta confrontare con i rifiuti derivanti dalle attività dell’uomo, perché, si sa, la natura non genera rifiuti, ma ricicla quello che produce. Se il problema rifiuti è diventato un’emergenza in molti paesi, il loro smaltimento ha raggiunto proporzioni mondiali. Per arginare momentaneamente la situazione, si è pensato bene di scaricare i rifiuti in zone lontane, magari meno abitate, ovviamente in cambio di una contropartita economica. L’ Africa   è quindi stata per anni la pattumiera dell’Europa e degli Stati Uniti ,  accogliendo tonnellate di rifiuti ,  in qualche caso pericolosi per radioattività o velenosità ,  e comunque sempre inquinanti e responsabili di devastazioni dell’ambiente . Emblematico il caso di  Agbogbloshie , sobborgo a ovest d...

‘TWO IS BETTER THAN ONE’: POLIGAMIA PRESIDENZIALE IN KENYA

DA UNA PARTE KENYATTA, RICONFERMATO NELL'OTTOBRE SCORSO, DALL'ALTRA ODINGA, CHE SI È AUTO-PROCLAMATO DURANTE UNA CERIMONIA TENUTASI IL 30 GENNAIO A NAIROBI Non tutti i Paesi hanno un presidente: alcuni ce l’hanno ad interim, altri ‘per la vita’, altri ancora non lo scelgono ma se lo fanno imporre da interessi poco politici, ma tanto economici; però, un paese con ben due presidenti, beh, è una cosa mai vista. Eppure il  Kenya , uno dei Paesi africani più cresciuti economicamente negli ultimi anni, ha da martedì 30 gennaio 2018 ben due presidenti. A dire il vero, uno dei due,  Raila Odinga , si è auto-proclamato durante una cerimonia tenutasi il 30 gennaio scorso nel parco Uhuru di Nairobi, affermando che le votazioni di agosto 2017, annullate per irregolarità, lo avrebbero riconosciuto vincente; l’altro presidente ha, a quanto pare, le carte in regola: l’uscente  Uhuru Kenyatta  è stato infatti riconfermato capo dello stato del Kenya nelle rielezioni del 16 ...

KENYA: RAÏLA ODINGA, L’ ANTI-PRESIDENTE GIURA

SI TRATTA DI UN GESTO SIMBOLICO PER CONTESTARE LA LEGITTIMITÀ DELL’ATTUALE GOVERNO E ALLO STESSO TEMPO PER OFFRIRE UN’ALTERNATIVA È stata fissata a martedì 30 gennaio la cerimonia di giuramento da Presidente di Raïla Odinga e del suo vice Kalonzo Musyoka. La manifestazione avrebbe dovuto tenersi inizialmente il 28 novembre, in concomitanza con il giuramento del Presidente eletto Uhuru Kenyatta, figlio del ‘padre fondatore’ del Kenya, Jomo Kenyatta. Si tratta di un gesto simbolico per contestare la legittimità dell’attuale Governo e allo stesso tempo per offrire un’alternativa . Oppositore storico di Kenyatta, Odinga continua a contestare i risultati delle elezioni, dopo avere boicottato l’appuntamento elettorale di ottobre 2017 fissato in conseguenza dell’annullamento, ‘in nome della trasparenza’ e per gravi irregolarità nella trasmissione dei dati, di quello di agosto. Venerdì 26, la coalizione  Super Alleanza Nazionale (NASA) , di cui è l...

TOGO: DONNE IN PRIMA LINEA

RIGOROSAMENTE VESTITE DI NERO, HANNO MANIFESTATO PER LE STRADE DELLA CAPITALE LOMÉ CONTRO IL PRESIDENTE FAURE GNASSINGBÉ, CHIEDENDONE LE DIMISSIONI L e proteste iniziate ad agosto 2017 contro il regime della dinastia Gnassingbé che dura da ben 50 anni – con il passaggio di consegna dopo 38 anni di governo del generale Eyadéma Gnassingbé al figlio Faure – continuano senza tregua in Togo , ma questa volta si sono messe di mezzo le donne che sono scese in piazza sabato 20 gennaio a miglia, una partecipazione definita ‘molto significativa’ dall’attivista Farida Nabourema . Rigorosamente vestite di nero, hanno manifestato per le strade della capitale Lomé contro il presidente Faure Gnassingbé, chiedendone le dimissioni . La manifestazione era stata organizzata dalla coalizione dei 14 partiti dell’opposizione i cui leader hanno marciato assieme alle manifestanti. Il servizio d’ordine è stato gestito dalle donne della gendarmeria di Lomé. Il coinvolgimento delle donne togolesi ...

TOGO E LE GRANE DEL PRESIDENTE

TOGO, LE GRANE DI FAURE GNASSINGBÉ PER IL 2018 CONTINUANO LE MARCE ANTIGOVERNATIVE. OLTRE POI ALLO SCANDALO DELLE RENDITE DERIVATE DALLO SFRUTTAMENTO DEL PETROLIO Sono passati ormai ben sei mesi da quando sono iniziate le proteste contro l’attuale presidente del Togo Faure Gnassingbé. Dal mese di agosto, sono stato organizzate quasi settimanalmente diverse marce antigovernative per chiedere il ritiro dal prossimo appuntamento elettorale del presidente che è alla guida del Paese dal 2005, dopo il governo del padre durato ben 38 anni. L’ultima manifestazione, in ordine di tempo, si è tenuta nella capitale di Lomé sabato 30 dicembre e ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone che hanno dichiarato, in diverse interviste, il loro ottimismo sull’esito della protesta che continuerà ad oltranza. Le manifestazioni togolesi sono tutte pacifiche, anche se sono stati inevitabili gli scontri tra i manifestanti e la polizia. ' Agence France Press ' riferisce l...

NIGERIA: A CASA IL GENERALE CHE NON HA SCONFITTO BOKO HARAM

NIGERIA: A CASA IL GENERALE CHE NON HA SCONFITTO BOKO HARAM LA SUA RIMOZIONE DOPO SOLO SEI MESI DIMOSTRA QUANTO LA LOTTA AI TERRORISTI SIA ARRIVATA AD UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA Risale al 6 dicembre la notizia della  rimozione del maggior generale   Ibrahim Attahiru dal suo incarico di comandante dell’operazione  ‘ Lafiya Dole ’ (pace con ogni mezzo), lanciata nel luglio 2015 per combattere il gruppo terroristico  Boko Haram  attivo nel nordest della Nigeria. Nominato a maggio di quest’anno,  Ibrahim è stato sostituito dal maggior generale Nicholas Rogers , non a caso  a pochi giorni dalla strage avvenuta in un mercato della città di Biu , a 185 chilometri a sud di Maiduguri, capitale dello stato di Borno nel nordest del Paese. Il bilancio è di  18 morti e più di 50 feriti . Si tratta dell’ennesimo attacco verificatosi nei sei mesi sotto il commando di Ibrahim. Lo  scorso 21 novembre , era stata la volta di una moschea att...