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AD APRILE 2018 LE ELEZIONI IN REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, L’ACCORDO FIRMATO OGGI POMERIGGIO

Un gruppo ristretto, costituito da 15 membri appartenenti a Maggioranza, Opposizione favorevole al dialogo e alla Società Civile, firmerà oggi pomeriggio l’accordo che fissa ad aprile 2018 la data delle elezioni nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). L’appuntamento elettorale avrebbe dovuto tenersi il 27 novembre di quest’anno ma era stato rinviato a dicembre dall’attuale presidente Joseph Kabila per “permettere al paese di prepararsi meglio” e per lasciare il tempo agli elettori di registrarsi nelle liste elettorali. Il nuovo spostamento delle elezioni ad aprile 2018 è stato approvato dalla Corte Costituzionale, non senza forti critiche sull’operare dei giudici “considerato anticostituzionale”.  Si tratta di un lungo periodo di transizione che lascerà il potere a Kabila anche dopo la data di scadenza del suo secondo mandato il 19 dicembre. L’accordo prevede anche un primo ministro espressione dell’opposizione che ha preso parte al dialogo e la costituzione di un comitato ...

IL GOVERNO BURUNDESE CONTRO LA RESOLUZIONE ONU

IL GOVERNO BURUNDESE CONTRO LA RESOLUZIONE ONU Un secco “no” da parte del governo del Burundi alla risoluzione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che autorizza una commissione d’inchiesta sulle violenze commesse nello stato africano guidato da Pierre Nkurunziza. La risoluzione fa seguito ad un rapporto che denuncia casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali, fosse comuni, atti di tortura, tutti crimini compiuti da aprile 2015 fino agosto di quest’anno. La motivazione del rifiuto è semplice: secondo il regime, i fatti riportati si baserebbero su informazioni fornite da “una sola parte politica” e quindi non troverebbero alcun riscontro. Le violenze in Burundi sono scoppiate nell’aprile 2015 dopo che il presidente uscente Nkurunziza ha annunciato che si sarebbe ricandidato per un terzo mandato. Si contano finora la morte di più di 900 persone e la fuga dal paese di altre 304 mila. La corsa per un terzo mandato è un copione spesso messo in scena in Af...

ELEZIONI IN REPUBBLICA DEL CONGO, LA STORIA SI RIPETE

ELEZIONI IN REPUBBLICA DEL CONGO, LA STORIA SI RIPETE Il terzo mandato presidenziale, considerato anticostituzionale in Burundi e in altri paesi non solo africani, ha fatto registrare in poco più di un anno oltre 265.000 profughi, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, e un elenco quotidiano di morti che suona come un vero e proprio bollettino di guerra. Ora l’attenzione è rivolta alla Repubblica Democratica del Congo dove il presidente in carica Joseph Kabila non intende rinunciare alla sua attuale posizione. Il prossimo mandato elettorale sarebbe anche per lui il terzo – forse anche il quarto se si tiene conto del fatto che fu portato al potere senza elezioni, dopo la morte di suo padre Laurent Desiré Kabila, nel lontano 2001. Per ovviare al problema costituzionale, Kabila ha presentato una bozza di legge che poteva estendere il suo mandato, causando, a gennaio dell’anno scorso, più di 40 morti nella capitale di Kinshasa. Per prolungare il suo governo, il presidente cong...

GUIDA AGLI STEREOTIPI SUI CARNICI

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Plugna, frazione di Lauco (Udine) L’immagine della Carnia è spesso deformata dallo stereotipo che descrive la   sua gente come semplice, spesso grezza e chiusa in se stessa, circondata dalle montagne che non offrono altro che lavori manuali. Niente di più sbagliato di tutto questo. Lo stereotipo è sicuramente una visione semplicistica di un territorio con sì una popolazione anziana e una forte presenza di antiche tradizioni locali, ma che può anche contare sulla presenza di molti giovani aperti a esperienze delle più disparate. Certo, la “malattia del mattone” tiene molti carnici legati al paese natio; così, anche se costretti a spostarsi per motivo di lavoro o di studio, fanno rientro a casa appena possibile e la sistemazione della loro abitazione diventa un loro passatempo. Il sabato è spesso giornata lavorativa e il paese diventa un brulicare di mezzi di trasporto, di gente impegnata in lavori di sistemazione o rifinitura varia. E il resto del tempo libero, come lo impegnano? Fa...

SUD SUDAN: LA SITUAZIONE SEMPRE PIÙ DRAMMATICA

SUD SUDAN: LA SITUAZIONE SEMPRE PIÙ DRAMMATICA Il Sud Sudan, la nazione più giovane dell’Africa, staccatasi dal Sudan nel 2011 e accolta senza l’interferenza delle comunità internazionali, è diventato in pochi anni terra di desolazione, violenza e morte. Il conflitto iniziato due anni fa tra il vice presidente Riek Machar accusato dal Presidente Salva Kiir di avere tentato un colpo di stato, è diventato uno scontro all’ultimo sangue e “ha raggiunto delle proporzioni mai vista prima”, come ha dichiarato un funzionario americano al New York Times. C’è stato un tentativo di accordo di pace e cessato il fuoco sottoscritto ad agosto 2015, ma il previsto governo di transizione non è ancora stato costituito e neppure la Corte incaricata di perseguire i crimini commessi durante il conflitto. Il rapporto presentato dall’Alto commissariato dell’ONU l’11 marzo descrive innumerevoli violazioni dei diritti umani e deliberati attacchi contro i civili. I casi di abuso sono compiuti sia dalle for...

SUD SUDAN: PACE SIA DOPO DUE ANNI DI GUERRA

PACE SIA… E IL TENTATIVO DEL NUOVO GOVERNO DEL SUD SUDAN DI FARE SEMBRARE PIÙ DI DUE ANNI DI GUERRA UN VECCHIO RICORDO L’indipendenza del Sud Sudan, ottenuta nel luglio 2011, dopo un conflitto durato più di 20 anni, ha soltanto segnato il riconoscimento ufficiale di questo nuovo stato africano, non certamente la pace nel paese. Uno scontro tra l’allora presidente Salva Kiir e il suo vice Riek Machar, per un presunto colpo di stato architettato da quest’ultimo, ha portato il paese in una sanguinaria guerra civile iniziata nel 2013 e durata più di due anni: le cifre fornite dalle Nazioni Unite parlano di più di 50.000 vittime e almeno 2,2 milioni tra profughi e sfollati. Il 26 agosto dello scorso anno, era stato siglato un accordo di pace messo in atto con difficoltà e non sempre rispettato almeno fino al 26 aprile quando, forse per le forti pressioni internazionali, Machar è rientrato nella capitale Juba e ha prestato giuramento come vice presidente del governo transi...

ELEZIONI AFRICANE, FUMO NEGLI OCCHI PER CHI È GIÀ AL POTERE

ELEZIONI AFRICANE, FUMO NEGLI OCCHI PER CHI È GIÀ AL POTERE Sembrano essere le elezioni il vero problema dell’Africa che ha visto andare alle urne 13 paesi nel 2015; una ventina dovrà farlo nel 2016. Ad ogni appuntamento elettorale, si assiste a scontri pesanti e molte ombre vengono gettate sulla regolarità delle stesse. L’attaccamento al potere è forte, soprattutto in paesi martoriati da povertà e disuguaglianza, dove il raggiungimento di una posizione politica di rilievo è tutt’altro che irrilevante. Persino Paul Kagame, presidente del Ruanda, ben voluto dal suo popolo e guardato con occhi favorevoli dai paesi limitrofi, non ha esitato a modificare la costituzione del suo paese per rendere possibile un suo terzo mandato. È quindi seguita la sua nuova candidatura per le elezioni del 2017, candidatura che, per fortuna, non ha creato grandi disordini visto il generale consenso di cui gode. Un passaggio di potere che potremmo definire democratico si è avuto nel 2015 in Nigeria...