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SUD SUDAN: LA SITUAZIONE SEMPRE PIÙ DRAMMATICA

SUD SUDAN: LA SITUAZIONE SEMPRE PIÙ DRAMMATICA Il Sud Sudan, la nazione più giovane dell’Africa, staccatasi dal Sudan nel 2011 e accolta senza l’interferenza delle comunità internazionali, è diventato in pochi anni terra di desolazione, violenza e morte. Il conflitto iniziato due anni fa tra il vice presidente Riek Machar accusato dal Presidente Salva Kiir di avere tentato un colpo di stato, è diventato uno scontro all’ultimo sangue e “ha raggiunto delle proporzioni mai vista prima”, come ha dichiarato un funzionario americano al New York Times. C’è stato un tentativo di accordo di pace e cessato il fuoco sottoscritto ad agosto 2015, ma il previsto governo di transizione non è ancora stato costituito e neppure la Corte incaricata di perseguire i crimini commessi durante il conflitto. Il rapporto presentato dall’Alto commissariato dell’ONU l’11 marzo descrive innumerevoli violazioni dei diritti umani e deliberati attacchi contro i civili. I casi di abuso sono compiuti sia dalle for...

SUD SUDAN: PACE SIA DOPO DUE ANNI DI GUERRA

PACE SIA… E IL TENTATIVO DEL NUOVO GOVERNO DEL SUD SUDAN DI FARE SEMBRARE PIÙ DI DUE ANNI DI GUERRA UN VECCHIO RICORDO L’indipendenza del Sud Sudan, ottenuta nel luglio 2011, dopo un conflitto durato più di 20 anni, ha soltanto segnato il riconoscimento ufficiale di questo nuovo stato africano, non certamente la pace nel paese. Uno scontro tra l’allora presidente Salva Kiir e il suo vice Riek Machar, per un presunto colpo di stato architettato da quest’ultimo, ha portato il paese in una sanguinaria guerra civile iniziata nel 2013 e durata più di due anni: le cifre fornite dalle Nazioni Unite parlano di più di 50.000 vittime e almeno 2,2 milioni tra profughi e sfollati. Il 26 agosto dello scorso anno, era stato siglato un accordo di pace messo in atto con difficoltà e non sempre rispettato almeno fino al 26 aprile quando, forse per le forti pressioni internazionali, Machar è rientrato nella capitale Juba e ha prestato giuramento come vice presidente del governo transi...

ELEZIONI AFRICANE, FUMO NEGLI OCCHI PER CHI È GIÀ AL POTERE

ELEZIONI AFRICANE, FUMO NEGLI OCCHI PER CHI È GIÀ AL POTERE Sembrano essere le elezioni il vero problema dell’Africa che ha visto andare alle urne 13 paesi nel 2015; una ventina dovrà farlo nel 2016. Ad ogni appuntamento elettorale, si assiste a scontri pesanti e molte ombre vengono gettate sulla regolarità delle stesse. L’attaccamento al potere è forte, soprattutto in paesi martoriati da povertà e disuguaglianza, dove il raggiungimento di una posizione politica di rilievo è tutt’altro che irrilevante. Persino Paul Kagame, presidente del Ruanda, ben voluto dal suo popolo e guardato con occhi favorevoli dai paesi limitrofi, non ha esitato a modificare la costituzione del suo paese per rendere possibile un suo terzo mandato. È quindi seguita la sua nuova candidatura per le elezioni del 2017, candidatura che, per fortuna, non ha creato grandi disordini visto il generale consenso di cui gode. Un passaggio di potere che potremmo definire democratico si è avuto nel 2015 in Nigeria...

LE SFIDE PER IL PRESIDENTE NIGERIANO BUHARI

LE SFIDE PER IL PRESIDENTE NIGERIANO BUHARI Il 31 dicembre ha segnato per tutti la fine di un anno difficile sotto vari aspetti. In Nigeria, ha anche rappresentato la deadline che l’attuale presidente Muhammadu Buhari si era dato al momento della sua elezione lo scorso maggio per la sconfitta definitiva del gruppo terroristico Boko Haram, responsabile della morte di più di 17.000 persone. Una grande promessa che sicuramente ha inciso sul risultato elettorale. Buhari ha infatti ottenuto quasi tre milioni di voti di scarto sull’uscente Goodluck Jonathan. Ma si sa, una cosa è vincere le elezioni, altra cosa è governare un paese. Oltre ad avere avuto bisogno di ben cinque mesi per formare il governo, dopo non poche critiche da parte degli investitori internazionali, la scadenza per la sconfitta di Boko Haram non è stata rispettata. I massacri continuano – sono almeno 50 i morti solo la scorsa settimana – anche se l’esercito nigeriano è riuscito a riconquistare alcune fette di terri...

MASSACRO IN BURUNDI, MA LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE RESTA CAUTA

MASSACRO IN BURUNDI, MA LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE RESTA CAUTA Quello che si temeva sta ormai accadendo. Le proteste, iniziate ad aprile dopo la decisione del presidente uscente del Burundi Pierre Nkurunziza di candidarsi per il terzo mandato consecutivo e la sua contestata rielezione, hanno trasformato gli scontri tra governo e oppositori in una lotta interna senza precedenti. Per mesi, già nel tardo pomeriggio, si sono sentiti spari e scoppi di granata e la mattina visti corpi senza vita per strada. Si registrano da aprile più di 200 vittime e qualcosa come 240.000 profughi. L’attacco di venerdì 11 dicembre a tre campi militari sembrerebbe avere fatto scattare, la notte seguente, una vera e propria rappresaglia da parte delle forze dell’ordine in vari quartieri della capitale Bujumbura. La polizia è andata casa per casa e, secondo il suo porta-parola  Gaspard Baratuza, sono state confiscate numerose armi. 90 sarebbero i morti, di cui 8 militari, e 45 gli arrestati. Altre font...

BURUNDI VERSO UNA GUERRA CIVILE

BURUNDI VERSO UNA GUERRA CIVILE Poca attenzione è stata rivolta alla situazione drammatica che si è creata in Burundi dopo che il presidente uscente Pierre Nkurunziza si è ricandidato e ha poi vinto le elezioni presidenziali lo scorso mese di luglio, sostenendo la validità di un suo terzo mandato, contrario invece alla costituzione burundese e agli Accordi di Arusha del 2000 volti a limitare i poteri del capo dello stato. Poca attenzione perché i segnali di una guerra civile c’erano tutti, dai disordini scoppiati a fine aprile dopo l’annuncio della candidatura di Nkurunziza, al tentato colpo di stato a maggio, agli spari definiti dai residenti “cori notturni” che risuonano nei diversi quartieri della capitale Bujumbura, ai casi di rapimento e ai numerosi corpi ritrovati senza vita, spesso torturati, che riempiono le strade di buon mattino. Senza dimenticare che sono più di 200.000 i burundesi rifugiati in Congo, Tanzania e Ruanda e circa 200 le persone uccise da aprile. ...

CARNIA A EXPO 2015: UNA ESPERIENZA IMPORTANTE

L’Expo 2015 chiuderà fra poco i battenti con l’auspicio che, diversamente dal titolo della commedia shakespeariana, il “molto rumore” non sia stato “per nulla” e che rimanga qualche “strascico” per il “made in Italy”, senza tralasciare l’uso futuro dell’ampia area a nord di Milano. Lasciando per ora il dopo expo, è interessante anche vedere cosa ha dato e lasciato a chi ha partecipato a questa vetrina delle migliori tecnologie orientate ad un futuro sostenibile. Pur essendo la montagna carnica lontana dal contesto dell’Expo 2015, non è rimasta ai margini di questo grande evento e molte sono state le aziende locali che vi hanno partecipato. In primis le imprese edili impegnate nella realizzazione delle strutture espositive. La Stratex di Sutrio si è aggiudicata la realizzazione del padiglione della Cina e di tutte le architetture di servizio dedicate ai visitatori all'interno dell'Esposizione. Legnolandia di Forni di Sopra è stato invece incaricata della costruzione del...