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GAMBIA: TRA UN DIFFICILE PASSATO E PROSPETTIVE FUTURE

Tutto bene quel che finisce bene… questo potrebbe essere l’epilogo della saga gambiana. Barrow aveva vinto le elezioni a dicembre, sorpassando il suo principale antagonista al governo da 22 anni. Era quindi abbastanza scontato che Jammeh non accettasse la sconfitta. Dopo aver ricusato il risultato elettorale, aveva fatto addirittura ricorso alla Corte Costituzionale. Barrow si era quindi rifugiato, per motivi di sicurezza, in Senegal dove, una settimana fa, aveva prestato giuramento. Dopo le pressioni dell’ECOWAS (comunità economica degli stati dell’Africa occidentale), l’entrata nel paese di truppe del Senegal – dato non del tutto confermato – e l’assicurazione di un esilio “dorato”, Jammeh ha abbandonato il Gambia e ha raggiunto la Guinea Equatoriale, paese che gli garantisce l’immunità: lo stato centroafricano non ha infatti mai sottoscritto lo Statuto di Roma e quindi non ha alcun vincolo né obbligo nei confronti della Corte Penale Internazionale – istituita nel 2002 per giu...

LA LUNGA NOTTE DEL GAMBIA

L’insediamento di un nuovo presidente è sempre un momento particolare, quello di Adama Barrow, neoeletto presidente del Gambia, è certamente un evento storico. I festeggiamenti non potevano tuttavia durare, soprattutto in uno stato segnato da forti repressioni e continue violazioni dei diritti umani – nel marzo 2009 Amnesty International ha accusato il regime gambiano di aver incarcerato in una sola giornata 1000 cittadini accusati di stregoneria – e dove i deparasidos nel 2011 superano le 12.000 persone. Uno stato, quello del Gambia, proclamato nel 2015 Repubblica islamica, dove 22 anni di dittatura hanno fatto diventare il paese la quarta nazione al mondo con più richieste di asilo politico e immigrazione illegale verso l’Europa. Con meno di due milioni di abitanti, il piccolo stato africano rappresenta, nel 2015, il 5% dei rifugiati giunti in Italia e il 10% dei richiedenti asilo politico. Così l’ammissione della propria sconfitta è durata poco e una settimana dopo le ele...

SUDAN, LA GUERRA INFINITA IN DARFUR

Il rapporto di Amnesty International pubblicato ad ottobre ha denunciato l'uso, da parte delle forze sudanesi, di armi chimiche contro i civili nel territorio del Darfur, vasta regione situata nella parte occidentale del paese. Sarebbero stati condotti almeno 30 attacchi nella zona di Jebel Marra dove sarebbero morte almeno 250 persone da gennaio a oggi. Il rapporto si basa su informazioni fornite da riprese satellitari – ristretto è infatti l’accesso alla zona per diplomatici, operatori umanitari e giornalisti –, testimonianze dei sopravvissuti e dall'analisi di immagini di bambini con terribili ferite. Come c’era da aspettarselo, gli attacchi sono stati puntualmente negati dal presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, destinatario peraltro di due mandati di arresto internazionali per crimini di guerra e contro l’umanità riferiti ai massacri nel Darfur. Il Darfur è dilaniato da più di 10 anni di guerra che hanno causato la più grave crisi umanitaria al mondo. A pagarne il...

ESODO AFRICANO DALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Il 12 ottobre scorso, il parlamento del Burundi ha votato a favore della revoca dell’adesione allo Statuto di Roma, trattato che prevede, da parte dei 124 paesi membri, l’accettazione della Corte Penale Internazionale de L’Aja (CPI) come organismo giurisdizionale in caso di violazioni della Convenzione di Ginevra, ossia crimini di guerra, contro l’umanità o genocidio. Si è trattato di una decisione presa, non a caso, dopo l’uscita del rapporto delle Nazioni Unite che riferisce più di 560 esecuzioni avvenute a partire dal mese di aprile 2015, quando il presidente uscente Pierre Nkurunziza ha deciso di candidarsi alla carica per la terza volta, violando la costituzione che limita a due i mandati presidenziali. Il rapporto fornisce “numerose prove di gravi violazioni dei diritti umani”, possibili crimini contro l’umanità commessi dal governo del Burundi che ha immediatamente rifiutato il documento e che non ha esitato a vietare l’ingresso nel paese di tre ispettori dell’ONU. Le rea...

AD APRILE 2018 LE ELEZIONI IN REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, L’ACCORDO FIRMATO OGGI POMERIGGIO

Un gruppo ristretto, costituito da 15 membri appartenenti a Maggioranza, Opposizione favorevole al dialogo e alla Società Civile, firmerà oggi pomeriggio l’accordo che fissa ad aprile 2018 la data delle elezioni nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). L’appuntamento elettorale avrebbe dovuto tenersi il 27 novembre di quest’anno ma era stato rinviato a dicembre dall’attuale presidente Joseph Kabila per “permettere al paese di prepararsi meglio” e per lasciare il tempo agli elettori di registrarsi nelle liste elettorali. Il nuovo spostamento delle elezioni ad aprile 2018 è stato approvato dalla Corte Costituzionale, non senza forti critiche sull’operare dei giudici “considerato anticostituzionale”.  Si tratta di un lungo periodo di transizione che lascerà il potere a Kabila anche dopo la data di scadenza del suo secondo mandato il 19 dicembre. L’accordo prevede anche un primo ministro espressione dell’opposizione che ha preso parte al dialogo e la costituzione di un comitato ...

IL GOVERNO BURUNDESE CONTRO LA RESOLUZIONE ONU

IL GOVERNO BURUNDESE CONTRO LA RESOLUZIONE ONU Un secco “no” da parte del governo del Burundi alla risoluzione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che autorizza una commissione d’inchiesta sulle violenze commesse nello stato africano guidato da Pierre Nkurunziza. La risoluzione fa seguito ad un rapporto che denuncia casi di sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali, fosse comuni, atti di tortura, tutti crimini compiuti da aprile 2015 fino agosto di quest’anno. La motivazione del rifiuto è semplice: secondo il regime, i fatti riportati si baserebbero su informazioni fornite da “una sola parte politica” e quindi non troverebbero alcun riscontro. Le violenze in Burundi sono scoppiate nell’aprile 2015 dopo che il presidente uscente Nkurunziza ha annunciato che si sarebbe ricandidato per un terzo mandato. Si contano finora la morte di più di 900 persone e la fuga dal paese di altre 304 mila. La corsa per un terzo mandato è un copione spesso messo in scena in Af...

ELEZIONI IN REPUBBLICA DEL CONGO, LA STORIA SI RIPETE

ELEZIONI IN REPUBBLICA DEL CONGO, LA STORIA SI RIPETE Il terzo mandato presidenziale, considerato anticostituzionale in Burundi e in altri paesi non solo africani, ha fatto registrare in poco più di un anno oltre 265.000 profughi, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, e un elenco quotidiano di morti che suona come un vero e proprio bollettino di guerra. Ora l’attenzione è rivolta alla Repubblica Democratica del Congo dove il presidente in carica Joseph Kabila non intende rinunciare alla sua attuale posizione. Il prossimo mandato elettorale sarebbe anche per lui il terzo – forse anche il quarto se si tiene conto del fatto che fu portato al potere senza elezioni, dopo la morte di suo padre Laurent Desiré Kabila, nel lontano 2001. Per ovviare al problema costituzionale, Kabila ha presentato una bozza di legge che poteva estendere il suo mandato, causando, a gennaio dell’anno scorso, più di 40 morti nella capitale di Kinshasa. Per prolungare il suo governo, il presidente cong...